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Sannino si racconta a ZonaCalcio.net: “Nel calcio ci vorrebbe maggiore coerenza…”

Giuseppe Sannino è un tecnico che in tutte le sue avventure ci ha messo sempre la faccia, creando un rapporto schietto e diretto con i propri giocatori, un uomo concreto che nutre una profonda passione per questo sport e che incarna quei valori che ci avevano reso eccellenza calcistica a livello mondiale.
In esclusiva, a ZonaCalcio.net, è intervenuto Giuseppe Sannino il quale ai nostri microfoni si è soffermato sulla sua stagione, sulle sue esperienze e su tanto altro.
La stagione – “Ho fatto un passo indietro, scendendo di categoria ed andando a Trieste. Una scelta motivata dalla presenza di Mauro Milanese, ex mio calciatore, e con un progetto ambizioso che doveva realizzarsi nell’arco di due stagioni. Credo di aver svolto un ottimo lavoro, e di aver rispettato gli obiettivi di questo primo anno, eravamo davvero sulla buona strada. Peccato per come è finita, ma un tecnico deve essere al centro di una società, sentirsi la fiducia intorno. Amo il confronto ed in tutte le mie esperienze ci ho messo sempre la faccia, pertanto ho preferito chiudere con questa avventura”.
Il mio calcio – “Mi fa molto piacere che i miei ex calciatori mi ricordino con elogi importanti, vuole dire che ho lasciato il segno. Purtroppo in questo calcio la persona conta sempre di meno, oramai possiamo definirlo un sport ricco di attori, la mia concezione di sport è completamente diversa, dove la passione e la concretezza la fanno da padrone”.
La politica del risultato – “Il calcio è fatto di risultati, non è facile trovare un equilibrio tra la vittoria e la bellezza del gioco. E’ importante avere una società in grado davvero di tutelare il proprio allenatore e in tal senso la Juventus è davvero il top, un club dove tutte le componenti svolgono i propri compiti al massimo, nel quale si prendono provvedimenti quando diviene necessario”.
Zecchin – “E’ un ragazzo straordinario, un giocatore importante che si è imposto al grande calcio per le sua grande caparbietà, parliamo davvero di un grande persona”.
Neto Pereira – “Neto è un brasiliano atipico, dalle eccelse qualità, se lo avessi allenato 10 anni prima di quando l’ho incontrato, sarebbe diventato un centravanti importante delle Serie A”.
D’Agostino – “E’ stato un mio calciatore, per certi versi era un po’ anarchico, sono proprio curioso di vedere come gestisce i rapporti con i propri calciatori”.
Regole – “Sono regole che limitano la crescita dei ragazzi, visto che si illudono molti giovani che una volta raggiunta la fascia over rischiano di smettere di lavorare in questo sport. Io a Trieste ho fatto giocare un classe ’99 preferendolo a calciatori più titolati, ma solo perché si trattava di un ragazzo di assoluto valore. Quando io ero calciatore dovevo rispettare i veterani, guadagnandomi in campo il rispetto…”.
Esperienze – “Ricordo con gran parte di tutte le mie esperienze, proprio l’importanza dei rapporti instaurati con i miei calciatori, che sono i protagonisti principali ma che non possono essere lasciati allo stato brado. C’è bisogno di una persona che gli possa raccontare una favola e che nel calcio tutto è possibile. Sinceramente non mi piace essere considerato una figura ingombrante o essere considerato io “il protagonista”, personalmente amo far parlare il campo”.
Coerenza – “Nel calcio ci vorrebbe una maggiore coerenza, bisogna ripartire dai tempi in cui una stretta di mano aveva un valore sacro”.
Modulo – “Non è un segreto che io abbia appreso tanto da Sacchi, ma poi ho evoluto il mio calcio, adeguandomi anche all’avversario che incontravo”.

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