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Emergenza Coronavirus. Rebus stipendi ed arretrati: quale destino per i calciatori dilettanti?

L’emergenza prima di tutto. Niente e nessuno può concentrare sforzi ed energie se non rivolte ai drammatici effetti e risvolti che un maledetto virus ha indotto su scala mondiale. Dopo la Cina, l’Italia è stato il primo paese ad inaugurare l’epidemia nel vecchio continente. In breve tempo, il Covid-19 ha azzerato i confini, coinvolgendo proprio tutti e diventando il nemico pubblico numero 1 di tutto il globo.
Cure e sperimentazioni sono in via di sviluppo. Ci vorrà tempo ma, intanto, gli effetti – soprattutto in termini economici – sono più che tangibili lungo tutto lo stivale. Danni collaterali che, direttamente o indirettamente, hanno investito ed investiranno anche il calcio, alle prese con assemblee e conferenze a distanza per provare a ridarsi un codice, tra rinvii e calendari abbozzati o azzardati, ma soprattutto con l’eterno dilemma legato a stipendi e compensi. Un contratto è un contratto e va onorato ad ogni livello ma c’è una differenza infinita tra i vizi milionari di chi passeggia sui prati della A e chi invece quel pallone lo ha scelto per mestiere, guadagnando cifre oneste per mandare avanti la propria famiglia.
Dalla C in giù, insomma, le previsioni sono a dir poco drammatiche. Ne abbiamo parlato con Michele Iervolino, consulente sportivo, ottavianese doc, tra i più stretti collaboratori di Francesco Iovino (miglior giovane procuratore in Serie C nel 2019, ndr) e Matteo Coscia: “In terza serie i calciatori sono più tutelati dai contratti, ma le difficoltà sono le medesime di chi gioca ad esempio in D. Presidenti e dirigenti, più in generale, alla ripresa dovranno fare i conti con una crisi senza precedenti. Difficile mantenere gli impegni per gli sponsor, naturale quindi pensare ad uno slittamento dei compensi, nella migliore delle ipotesi. Quella dei calciatori dilettanti, rappresenta uno dei tanti dibattiti, giurisprudenziali e non solo, all’italiana. Ogni esperto dice la sua. Addirittura, studiando il diritto sportivo, ci sono più correnti riguardo il dibattito lavoro autonomo/subordinato. Personalmente non riesco a capire come possa essere definito lavoro autonomo, quindi in teoria un hobby o un passatempo, un lavoro che ti tiene occupato
6 giorni su 7, per almeno quattro ore al giorno. Spesso con doppie sedute, ritiri o partenze dal venerdì e che a volte, per le trasferte più lunghe, portano il calciatore a tornare a casa solo il lunedì. Chi non è dentro questo mondo potrebbe immaginare che girano cifre importanti come quelle di serie A, ma non è così. Certo, ci sono anche tesserati che guadagnano dai 60 a 70mila euro l’anno, ma per la maggior parte parliamo di under alle prese con rimborsi mensili da 200 euro o al classe 96-97 che forse arriva ai 1000 euro. Non sarebbe arrivata forse l’ora, soprattutto adesso, di rimodulare il tutto con una riforma che coinvolga e tuteli tutto l’apparato dilettantistico? Si parla di semi-professionismo molto spesso. Si potrebbe mantenere lo status fiscale e delle agevolazioni dei dilettanti per le società e le tutele per i calciatori di una lega semi-professionistica per evitare le solite problematiche che avvengono dai mesi di febbraio/marzo in poi sui pagamenti…”.
Discorso analogo in Eccellenza, la massima serie in ambito regionale: “Sei impegni a settimana che ti occupano spesso tutto il pomeriggio sono da considerare un passatempo o un lavoro part-time? Perché non prevedere anche qui un accordo economico per tutelare i calciatori dai troppi avvoltoi e premiare le società serie e virtuose? Il calciatore dilettante in quale categoria può essere inquadrato? Chi campa solo di calcio, in emergenze come questa, da chi viene tutelato? I magazzinieri e lo staff, uomini invisibili ma dal contributo immane, perché non devono essere tutelati? Il tempo, da parte di chi di dovere, per studiare nuove soluzioni e avanzare nuove proposte c’è. Può e deve essere sfruttato ora, magari istituendo un fondo di solidarietà, prelevando quote fisse dalle iscrizioni, fideiussioni finanche dalle multe comminate alle società dal giudice sportivo per dare un segnale forte a tutto il movimento”.

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