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Emergenza Coronavirus. Calcio in crisi, La Marca: “Bisogna tutelare le categorie inferiori”

Prosegue il nostro viaggio sugli effetti che il Coronavirus indurrà, da qui a poco, nel mondo dello sport, e nel calcio in particolar modo. In ambito nazionale tiene banco la querelle tra Lega ed Assocalciatori, punta di un iceberg che mette a serio rischio il sistema calcio in toto.
Abbiamo affrontato la questione qualche giorno fa in compagnia di Michele Iervolino (clicca qui per leggere l’articolo, ndr), consulente sportivo, focalizzando l’attenzione su chi – da sempre – coltiva la propria passione, nella maggior parte dei casi ci vive, ma senza risplendere di luce propria. Tema caldo. Anzi, caldissimo: val la pena allora di approfondirlo con un’altra penna d’autore.
Domenico La Marca, avvocato ed esperto in diritto sportivo, si è concesso ai nostri microfoni per analizzare approfonditamente la querelle legata al mondo del pallone: “Non è facile parlare di calcio in questo periodo, dove l’aspetto puramente ludico passa in secondo piano dinanzi a tale tragedia. In questi giorni nel mondo del calcio bisognerà fare delle scelte cruciali ed anche forti, che certamente non accontenteranno tutti, basti pensare al discorso promozioni e retrocessioni, decurtazioni salariali e tanto altro. In tal senso in questo clima di incertezza ritengo necessario un intervento unico da parte della UEFA, per evitare ulteriore confusione, come nel recente caso della Federazione belga che ha deciso di terminare in anticipo i campionati, mettendo fine alla questione, ma allo stesso tempo creando un non poco malcontento tra le massime istituzioni calcistiche”.
Più complessa la situazione lungo lo stivale nostrano: “Tornando al calcio di casa nostra, merita una particolare menzione la salvaguardia delle categorie inferiori, che rappresentano la vera forza motore dell’intero sistema. In una situazione di incertezza economica é normale che gli imprenditori pensino ai loro interessi e se costretti a fare scelte dolorose, tali da indurli a mettere in secondo piano i loro club, privando dell’unica fonte di sostentamento calciatori e non solo”.
Stipendi e compensi. Lontano dai riflettori della A è a dir poco utopistico portare avanti discorsi legati a tagli o sospensioni a danno dei calciatori, professionisti e non: “Sento tanto di discutere di decurtazioni salariali che potrebbe essere un discorso valido per la Serie A e forse per la B, ma certamente chiedere nelle leghe minori di andare incontro a certi sacrifici sarebbe troppo oneroso. Purtroppo da questo punto di vista vi è un abisso tra le tutele riconosciute ad un calciatore professionistico rispetto ad un professionista di fatto (shamateur). Difatti un calciatore di Serie D pur svolgendo un’attività che presenta i requisiti di onerosità e di continuità non rientra nella qualifica di professionista, per quest’ultima categoria è prevista una tutela ampia ed estesa in base alle legge del 23 marzo 1981, n.91. Per i dilettanti, invece, opera solo l’art. 8 della suindicata legge in merito all’obbligo delle società di stipulare polizze assicurative individuali per i propri tesserati in caso di morte e infortunio. Per quanto riguarda la possibilità di stipulare accordi economici per i dilettanti bisogna fare riferimento esclusivamente all’art. 94 ter delle Noif che però allo stesso tempo escludono ai suddetti la possibilità di essere inquadrati come lavoratori autonomi o subordinati. Inoltre bisogna ricordare che solo i tesserati per club che disputano il campionato nazionale dilettantistico è prevista la possibilità di stipulare accordi economici”.
Quale soluzione, dunque, per prevenire in futuro situazioni del genere? “Sulla base di quanto espresso mi pare davvero arduo chiedere a padri di famiglia di decurtare uno stipendio che il più delle volte, soprattutto in Serie C, è già fissato al minimo federale. Una soluzione potrebbe essere defiscalizzare gli stipendi di C ed anche di Serie D, dove almeno già ci sono delle agevolazioni. Inoltre si potrebbe creare un fondo di solidarietà sulla base della riduzione dei stipendi di A e B, con una quota da devolvere ai calciatori delle leghe minori. Inoltre in caso di decurtazioni delle retribuzioni maturate si potrebbe decidere anche di liberare le società dai relativi oneri assistenziali e previdenziali. Ritornando all’art.8 della Legge 91/81 si dovrebbero estendere le tutele della polizza assicurativa anche a questa nuova piaga che ci sta colpendo.
Di certo in questa situazione di totale incertezza si può trovare l’occasione per riformare il nostro calcio, dando vita finalmente al semi-professionismo che potrebbe essere una spinta per il nostro movimento ed allo stesso tempo può rappresentare la più grande garanzia per i calciatori delle leghe minori. Inoltre credo che sia necessario utilizzare qualsiasi risorsa per poter superare la crisi economica, anche la reintroduzione del betting potrebbe rivelarsi utile ovviamente con le dovute ed adeguate tutele”.

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